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Antonio Agnello

Antonio Agnello


Inizia a suonare la chitarra da autodidatta e dopo anni di esperienze con svariati gruppi musicali intraprende gli studi della chitarra classica, diplomandosi 5 anni dopo presso il Conservatorio di Avellino. Nel 2010 inizia a scrivere canzoni e poco dopo le raggruppa in un progetto live intitolato "Non Solo Ironico", di cui è stato autore, compositore e musicista.

Dopo un paio d'anni di concerti in duo e in trio (chitarra e voce, contrabbasso e percussioni)  nel 2014 vince il premio della critica al "time music festival" di Montagnareale (ME) con gli inediti "I Mediterronei”, "Non solo ironico" e un ri-arrangiamento della canzone "E penso a te" di Mogol. Nello stesso anno arriva in finale al concorso di Musica Controcorrente . Nel corso del 2015 riprende a lavorare sui suoi inediti e decide di inciderli presso il Fourth Mile Studio di Roma. Il suo primo album, “Vecchia biro”, uscirà all’inizio del 2017.  

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"Fumare uccide" live.


23/06/2017, 12:00



CARLO-MERCADANTE:-"CON-LA-MIA-VITTI-’NA-CROZZA-INIZIA-IL-COUNTDOWN-PER-IL-NUOVO-ALBUM"


 Un singolo e un video: venerdi 23 giugno su tutte le piattaforme digitali Una ballata in chiave moderna, un canto di dolore lento e accorato



Un canto che ha attraversato il tempo, da solo, a piedi scalzi, è un canto forte che non ha bisogno di compromessi per farsi strada. Fa parte della cultura delle persone. "Vitti na crozza" è uno di questi canti, un brano che nessuno potrebbe considerare vecchio o fuori moda, che di voce in voce continua il suo cammino. 
A reinterpretarlo è Carlo Mercadante, cantautore di origini siciliane che lo ha scelto come anticipazione del suo prossimo album in uscita in autunno.  

IL BRANO
La versione di Mercadante, tra le tante esistenti, vuole ridare il giusto senso a versi della tradizione che parlano di morte, di sofferenza ma anche di attaccamento alla vita, di dignità e riscatto sociale. Il canto si conclude con una strofa che descrive l’amore inarrivabile che un siciliano ha per la propria terra: 
"C’è nu jiardinu ’mmezzu di lu mari/ tuttu ntissutu di aranci e ciuri/  tutti l’aceddi ci vannu a cantari/ e li sireni ci fannu l’amuri". 
Insomma, dopo tanto dolore, il paradiso. E il paradiso per un siciliano non può che somigliare alla Sicilia.
L’idea era quella di realizzare una ballata in chiave moderna. Lontana dalla tradizione nei suoni ma, allo stesso tempo, rispettosa della tradizione stessa. Un canto di dolore, cantato come tale, lentamente, accoratamente. 
La produzione del brano è stata affidata a Giuseppe Scarpato con gli interveti di Paolo Baglioni e Raffaele Lopez.  

IL VIDEO
Del brano è stato prodotto anche un videoclip curato da Emanuele Torre, girato tra la Torre di Protonotaro e Calderà (ME) con la collaborazione di Sicilia Danza di Barcellona Pozzo di Gotto. Il videoclip è stato realizzato con la tecnica dello slow motion, un videoclip riflessivo con un sottile riferimento alle fasi della vita, tramite l’utilizzo della mitologia delle Parche, le divinità che presiedono al destino dell’uomo. La prima tesse il filo della vita; la seconda dispensa i destini, assegnandone uno a ogni persona; la terza taglia il filo al momento stabilito.
Un racconto intimo e delicato, dai colori volutamente sbiaditi, una riflessione sul valore di ogni attimo vissuto, di ogni centimetro di quel filo che attraversa la nostra vita. 

L’ALBUM
Con questo brano comincia il countdown di avvicinamento per l’uscita del nuovo album di Mercadante, il terzo, previsto in autunno per Isola Tobia Label. Album prodotto ancora da Giuseppe Scarpato e registrato interamente presso il Wall Up Studio di Paolo Baglioni a Firenze. Un album che contiene una riflessione completa e personale del "mestiere del musicista". Dalle esasperazioni di chi vuole emergere a ogni costo, all’intimità di una penna che scrive versi senza pretese, dalla canzone popolare che attraversa le epoche al tormentone che non dura un’estate. Un album che vedrà la luce in autunno preceduto da tante iniziative che sono spesso a corredo dei progetti di Carlo Mercadante.


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