ISOLATOBIALABEL-02

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21/04/2018, 17:16

humanoalieno, humanoalieno 2, macs villucci



ESCE-“hUMANOALIENO-2”-


 Album di canzoni d’amore e di lotte; chitarre graffianti e retaggi new wave.



 C’è una filosofia ben precisa alla base del secondo album di hUMANOALIENO (al secolo Macs Villuci), intitolato semplicemente "hUMANOALIENO 2" (Isola Tobia Label), e che si può riassumere così: "La diversità declinata da occhi non conformati, che può diventare alienazione se il panico prende il sopravvento". È un punto di vista che anima tutte le undici canzoni del disco, che esce oggi per Isola Tobia Label. Canzoni che hanno in comune "l’immagine di questa condizione paradossale, di una civiltà che si pretende completamente nota, che è invece stereotipata dai ritmi dettati dall’economia, in cui la diversità stenta ad emergere e viene sbattuta in prima pagina solo per essere esorcizzata". Musicalmente l’album è caratterizzato da chitarre graffianti quanto basta per potersi dire rock, tastiere presenti in omaggio ai retaggi new wave e una sezione ritmica incalzante. Sono, quelle di Villuci, canzoni d’amore e di lotta, immediate nella loro semplicità, dove l’ambivalenza tra uomo e alieno si fa strada nei testi. 

A volte ha la meglio l’umano, come in Gramsci, L’Elastico o Se io lavoro (cover del pezzo de Le Orme, band di riferimento per l’autore); canzoni politiche, condite da un’amara ironia, con le quali hUMANOALIENO mette sul banco degli imputati le scelte dei governi succedutisi in questi anni in Italia. Il tema ricorrente sembra essere l’indifferenza che caratterizza il fare umano. Gramsci col suo "Odio gli indifferenti" sembra essere uno dei pochi baluardi del pensiero libero, antidoto alla mancanza di umanismo che caratterizza la nostra epoca. L’incapacità di scegliere è il tema de L’elastico ("Siamo fatti un po’ così, ma tu sei fatto un po’ di più. Dici: ’Son tutti uguali, tutti rubano!’. Ma tu non scegli mai!"), nel quale si ipotizza la creazione di un movimento spiccatamente populista, che parla alla pancia degli elettori (Noncuranza Attiva), con un proprio inno: Inno italieno, che provocatoriamente apre il disco. Addirittura, il menefreghismo si fa strada in Non siamo soli, classico spaccato dei giorni nostri, in cui il protagonista è allergico a tutto quello che potrebbe minare la sua condizione di privilegiato ("Odio gli uragani, mi spettinano..."), nell’illusione che questa possa durare per sempre. Ma anche il tema dell’amore è fortemente presente in questo lavoro. In Disincanto l’amore ferito tenta di rialzarsi, ma invano ("Credimi, oggi guarda a un altro dio, un cliché che non sia il mio"). In Latex, i protagonisti si illudono di ingannare la morte; il sesso diventa una sorta di dipendenza, classico divertissement per non pensare ("Come recita quel film in cui non c’è più nessuno al mondo. Come faremo a stare soli io e te e a sconfiggere la morte, baby" ). E’ il tempo che passa che ci rende umani, che ci cambia in maniera inesorabile: questo è il tema di Sembianze, insieme all’amore, questa volta, per se stessi, messo a dura prova dalle delusioni della vita ("Intensa quando vuoi, di rimirarti sazia, il tempo poi ti cambierà"). Ancora l’amore è presente in Ombrenere, ora declinato dal versante femminile, dedicato a tutte le donne che attendono i loro uomini, nella speranza che la guerra non li sfiguri a tal punto da renderli irriconoscibili ("Le mie ali e le tue non ci reggono più. Mi spegnerò, ti spegnerai? Non è difficile").

Altre volte a spuntarla è l’alieno, come in Ballad of Spring (unica canzone in inglese del disco), grido di dolore di H148, il protagonista assoluto del primo album di Humanoalieno, ormai umanizzatosi definitivamente. Ballad of Spring narra dell’emergenza inquinamento che rischia di ferire a morte il nostro bellissimo pianeta ("When the sun of awaited season, just warm, will rehearse, your spring will taste of life, so clean") e L’astronave, dove la fuga è un misto tra desiderio e vie senza uscita, dove la differenza tra umano e alieno svanisce in virtù del primato dell’esistenza e della verità di ogni singola vita, che è principalmente ricerca di senso ("Il senso delle cose è più vicino e, quando si fa sera, il superfluo mi appare lontano"). Per un mosaico così vario di situazioni, il suono non poteva che essere il trait d’union, il punto d’incontro tra le diverse sensibilità dei numerosi musicisti che hanno partecipato alla realizzazione di questo disco. Molti di loro (Paolo Scotti alla batteria, Franz Miele al basso, Alberto D’Ari alle tastiere, Enrico Sciaudone alle chitarre) hanno collaborato con Macs Villucci in questi anni, altri (Emilio Silva Bedmar e Gianluca Varone al sax, Maurizio Conte alla batteria, Claudio Borrelli alle chitarre, Lino Muoio al mandolino, Alfredo Iannelli al piano e alla batteria, Antonio Perillo e Angelo Apicerni alle percussioni) sono delle vere e proprie new-entry nella vita artistica dell’autore. Al compito fondamentale di dare uniformità al disco, ancora una volta, ha pensato la competenza del produttore artistico Cristiano Santini (Disciplinatha, Consorzio Produttori Indipendenti, Dischi del Mulo), che ha reso più omogenee le sonorità delle undici tracce per offrire un marchio di fabbrica, un suono hUMANOALIENO, pregnante, incisivo ed essenziale. 

hUMANOALIENO nasce in provincia di Caserta come band, da un’idea del frontman Macs Villucci, nell’ormai lontano 2005 ma si scioglie nel 2015. Dopo 2 anni di pausa, Villucci decide di riprendere in mano il suo progetto, questa volta da solista, e decide di conservare il nome. Riprende le idee accantonate da tempo e dà vita al nuovo album dal titolo hUMANOALIENO 2, in uscita oggi 20 aprile. La band, negli anni di attività, ha vinto numerosi premi. Stimata dal pubblico e dalla critica al DUEL BEAT di NAPOLI ha aperto il concerto dei DIAFRAMMA e al NEAPOLIS FESTIVAL, sul RED BULL Bus, quello di PATTI SMITH. 

CREDITI ALBUM  
Produced by Humanoalieno  
Mixed & Mastered by Cristiano Santini  
At Morphing Studio - Bologna (Italy)  
Recorded by Fabio & Giovanni di Fusco  
Ad Studio12 - Falciano del Massico (CE) (Italy)  
Artwork by Enrico Sciaudone  

Inno Italieno (G.Mameli - A.Aleksandrov)  
Da un’idea di Franz Miele  
Piano: Michele Finelli  
Cori: Alberto D’Ari, Franz Miele, Enrico Sciaudone, Macs Villucci 

Gramsci (M.M. Villucci)  
Batteria: Paolo Scotti  
Basso: Franz Miele  
Chitarra Elettrica: Enrico Sciaudone  
Tastiere: Alberto D’ari 
Percussioni: Angelo Apicerni 

L’elastico  
Batteria: Paolo Scotti  
Basso: Franz Miele 
Chitarra Elettrica: Enrico Sciaudone  
Chitarra Acustica: Cristiano Santini  
Tastiere: Alberto D’Ari e Franz Miele  

Non siamo soli (M.M. Villucci)  
Tastiere: Alberto D’Ari  
Sonorizzazioni e campionamenti: Macs Villucci  

Ballad of Spring (M.M. Villucci)  
Batteria: Paolo Scotti  
Basso: Franz Miele  
Chitarra Acustica e Mandolino: Lino Muoio  
Tastiere: Alberto D’Ari  

Sembianze  
Batteria: Paolo Scotti  
Basso: Franz Miele  
Chitarra elettrica e acustica: Claudio Borrelli  
Tastiere: Alberto D’Ari  
Percussioni: Antonio Perrillo  

Disincanto (M.M.Villucci)  
Batteria: Maurizio Conte  
Chitarra elettrica: Macs Villucci 
Piano e mellotron: Alfredo Iannelli  
Sax: Emilio Silva Bedmar  

Latex  
Batteria: Alfredo Iannelli  
Basso, chitarra elettrica e tastiere 

Ombrenere (M.M. Villucci)  
Batteria: Paolo Scotti  
Tastiere: Alberto D’Ari e Macs Villucci  

Se io lavoro (M.M. Villucci)  
Batteria: Paolo Scotti  
Basso: Franz Miele  
Chitarra elettrica: Enrico Sciaudone  
Tastiere: Alberto d’Ari  

L’astronave (M.M. Villucci)  
Batteria: Paolo Scotti  
Basso: Franz Miele  
Chitarra elettrica e acustica: Macs Villucci  
Tastiere: Alberto D’Ari Sax: Gianluca Varone 
09/04/2018, 10:59



GERARDO-POZZI:-ESCE-“SONO-UNA-BRAVA-PERSONA”


 Poesia, ironia e nonsense: quindici brani per un “mondo zoppo di spaventati negli affetti”. C’è anche lo “Stabat mater” di Natalino Balasso



Racconta un mondo di "spaventati negli affetti" e lo fa senza pudori, Gerardo Pozzi."Sono una brava persona" è il terzo lavoro discografico del cantautore veneto: quindici canzoni, fotografie di un universo zoppo, quello dei vinti e degli indesiderati. Scava nel profondo Gerardo, e lo fa usando tutti gli strumenti a sua disposizione, dalla malinconia al nonsense, dalla poesia all’ironia, mostrando un’anima completamente nuda. "E’ l’unico modo, per me - dice - per cercare e trovare anime simili, e sentirci tutti un po’ meno soli. Anche l’autoironia, per questo, è un ottimo veicolo". E lo si capisce a partire dal titolo: "democraticamente imposto - racconta - durante una seduta di psicoterapia, quando, dovendo per esercizio pronunciare proprio questa frase, ebbi un blocco emotivo e la psicologa sentenziò: il prossimo album lo intitolerà così. E così è andata". Tra queste quindici canzoni, nascosto, c’è uno "Stabat mater", una commovente e lacerante poesia di Natalino Balasso (attore, umorista e scrittore), una preghiera laica densa di umanità e compassione, recitata da lui stesso. "Un piccolo grande gioiello - dice Pozzi - di cui sono molto grato all’autore. Il mio contributo è stato semplicemente quello di comporre una minimale cornice musicale, e per farlo ho voluto rispolverare il mio sassofono tenore, riemerso, dopo anni immemori, dallo scantinato. Una bella occasione, un altro motivo per ringraziare Balasso".

"Sono una brava persona" esce per Isola Tobia Label, giovane etichetta che ha anche pubblicato gli album di Gerardo Tango, Francesca Incudine, Carlo Mercadante e Daniele Sarno. A breve sono previste le uscite dei lavori discografici di Humanoalieno e Miriam Foresti.

"SONO UNA BRAVA PERSONA" TRACCIA DOPO TRACCIA-(La guida all’ascolto di Gerardo Pozzi)

QUANDO E’ NOTTE - Un’umana dicotomia tra giorno e notte, tra felicità e malinconia, tra apparente forza e reale stanchezza di un vivere vissuto appieno.

2. SE LE NEVI - Giovanile (la canzone ha moltissimi anni) e timidissimo omaggio ad una regina dell’hard: Selen (da qui "SE LE Nevi)

3. LA VITA MI FA UN PO’ MALE - Malincomica associazione di idee, tra speranze e disillusioni e un immeritato amore che salva, salva sempre.

4. AUGH! - Piccola riflessione (apparentemente nonsense) sull’assenza, vista dalla parte di chi vorrebbe sparire

5. QUANDO CANTO - Cosa succede realmente a me, quando faccio musica. "Quando canto faccio uscir la mia follia, ché tanto son perdonato".
6. FACCIO IL BRAVO - Invocazione di aiuto e ritorno di quella piccola dose di felicità, senza la quale questa vita sarebbe una pillola troppo amara.

7. UN’IDEA DI GALERA - Riflessione su quanto sia faticoso (ma necessario) vivere riflettendo, e su quanto sia forse semplice (ma volatile) il non farlo. E’ il singolo che ha anticipato l’album. IL VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=nHTju7LwY7c

8. CAINO VS CAINO - Siamo sempre l’Abele di qualche Caino, ma anche il Caino (troppe volte inconsapevole) di altri Abele. Alla fine, siamo sostanzialmente Caino contro Caino. Soprattutto verso noi stessi.

9. AT DEUS - Canzone autobiografica, pur se ermetica, su un passato infantile non molto facile.

10. PIRLATA DEI CARAIBI - Un po’ come la canzone "Augh!", un brano sulla presenza/assenza nella vita e nei rapporti umani e di coppia.

11. TA’ SET U’ BAMBO - Nel dialetto bergamasco, letteralmente "sei un bamboccio, un ingenuo, uno stupido", ma con un’accezione anche molto affettuosa. Stare fermi ad aspettare, a contare oggetti, sperando nel sole, che poi o prima certamente risorgerà.

12. NOI 4 ARTISTUCOLI -Chi siamo e come siamo veramente noi, artisti sconosciuti e non. Evitare accuratamente di ammirarci!

13. STABAT MATER - Una lacerante e commovente poesia scritta e interpretata da Natalino Balasso. Una sorta di preghiera laica densa di umanità e compassione.

14. REFLEX - In questa canzone parlo con me, di me. Ci sono io, dentro, e forse anche voi, chissà.

15. ESPERANTO - Non a caso è la canzone che chiude l’album. Un piccolo saluto con la speranza che la miseria che ci circonda (e ci riempie) abbia presto il suo fine tragitto.

CREDITI ALBUM
Testi e Musiche: Gerardo Pozzi
Arrangiamenti: Gerardo Pozzi, Paolo Piovesan, Enrico De Luca, Angelo Lovat, Sergio Marchesini, Alberto Petterle, Filippo Tantino, Beatrice Zaia, Mauro de Ros.
"Stabat Mater" (testo, voce recitante, arrangiamenti vocali: Natalino Balasso
sottofondo musicale: Gerardo Pozzi)
Produzione: Gerardo Pozzi
Registrato, mixato e masterizzato da Paolo Piovesan
Direzione artistica: Paolo Piovesan, Gerardo Pozzi
Fotografie: Franco Bonato
Hanno partecipato:
Gerardo Pozzi: voce, pianoforte, batteria, percussioni, sax tenore (su "Stabat Mater")
Enrico de Luca: Chitarre
Angelo Lovat: Violino
Sergio Marchesini: Fisarmonica
Alberto Petterle: Violoncello
Filippo Tantino: Contrabbasso
Beatrice Zaia: Arpa
Mauro De Ros: chitarra (in: Ta sèt ù bàmbo)

CHI E’ GERARDO POZZI
Nasce a Bergamo il 23 giugno 1972, cresce in provincia di Milano, studia fisioterapia a Lecco, e si trasferisce a Vittorio Veneto (TV) nel 2002. Scrive canzoni da sempre, ma trova il coraggio di pubblicarle solo alla soglia dei quarant’anni. Ha all’attivo due album ("Sconosciuti e imperfetti" e "Tigrecontrotigre"), per i quali riceve sproni e critiche positive da Paolo Conte, Giorgio Conte e da artisti e critici musicali che stima molto (tra cui le riviste "Bielle" e "L’Isola che non c’era").
Nel settembre 2014 vince il Premio Fabrizio De André. Nell’estate del 2015 apre, a Treviso, il concerto di Roberto Vecchioni. In agosto del 2016 vince il Premio Botteghe d’Autore come miglior testo. Sempre nel 2016, è tra i trenta cantautori selezionati (su oltre ottomila) alle fasi finali del Tour Music Fest.
Lavora con Kiara Ensemble, un’orchestra d’archi trevigiana, in una serie di concerti sulla storia del cantautorato italiano e francese. Collabora con diversi artisti veneti (tra cui Erica Boschiero, Marco Iacampo, Massimiliano Cranchi, Ricky Bizzarro e molti altri amici).
Nei suoi concerti, unisce canzoni ad aneddoti autobiografici, in costante dialogo col pubblico, convinto che la risata sia una compagna inseparabile delle emozioni più profonde.
Vive su di sé il paradosso del genere umano, e lo racconta semplicemente cantando. Così, senza pudori.
Oltre ad un’inquietudine atavica, il motore della sua vita è composto da sua moglie Sabrina e sua figlia Francesca.
30/03/2018, 17:07



DANIELE-SARNO:-Il-disco-d’esordio-dopo-anni-di-gavetta-live.-Esce-“CEDESI-ATTIVITA’-ARTISTICA-AVVIATA”


 Canzone d’autore e suoni “vintage-pop”, una miscela musicale di preziose gocce blues, soul, folk, rock e con sentori mediterranei. Echi di Sting e Lucio Dalla, ma volendo anche di Christopher Cross, con una strizzata d’occhio alla "scuola romana".



Canzone d’autore e suoni "vintage-pop", una miscela musicale di preziose gocce blues, soul, folk, rock e con sentori mediterranei. Lui è DANIELE SARNO, cantautore romano trasferitosi a Grosseto. Nonostante la lunga gavetta live alle spalle è al suo primo album che, quasi per scaramanzia, ha un titolo che riporta ad una chiusura: CEDESI ATTIVITÀ ARTISTICA AVVIATA (Isola Tobia Label).
Musicalmente si odono echi di vari artisti, da Sting a Lucio Dalla, ma volendo anche Christopher Cross, con una strizzata d’occhio alla "scuola romana" degli anni Novanta con quell’inconsapevole ateneo che è stato "Il Locale" di Vicolo del Fico, dove Sarno ha iniziato la sua avventura di musicista.

I testi sono costruiti con lavoro certosino: un intarsio di concetti, metrica, suono, rime. Non c’è nemmeno un racconto, una storia: "sono semplici riflessioni - dice Sarno -. Non c’è inizio o fine e neanche una morale, c’è solo la voglia di fermare il fluire dei pensieri nell’attimo in cui mi hanno dato conforto". Ed è proprio il conforto il filo conduttore dell’album "che descrive solo quei momenti di lucidità, in cui capisci che tutto ’quadra’ anche se è immerso nel caos".

Il disco è prodotto artisticamente da Piergiorgio Faraglia e da Francesco Saverio Capo, che ne firma anche gli arrangiamenti. Ci sono le poderose e puntuali chitarre del primo, un marchio di fabbrica, e l’eleganza e la precisione del basso del secondo che ha anche messo in luce le sue qualità di polistrumentista.

"Non avrei potuto desiderare di meglio che lavorare con loro, in uno studio (il Ten People Town Studio di Colle di Sellano, in Umbria ndr) lontano dai soliti canoni asettici, ma con la visuale su una vallata avvolta dalla nebbia la mattina e inondata di sole a pranzo, con i gatti a ronfare sugli ampli".

"Piergiorgio - racconta - mi ha quasi costretto a suonare nel disco: non sono un chitarrista tecnico, ho un modo tutto scomposto di portare i brani, ma su questo mood sbilenco è stato costruito il resto, con rispetto e pazienza. Saverio si è assunto il ruolo (e la responsabilità) di sarto sopraffino, di confezionatore, a volte ha anche rigenerato pezzi di pelle: mi ha dato consigli e la possibilità di riscrivere intere parti di testo (provate a toccare il testo a un cantautore e vedrete la sua pena), rendendole più fruibili, più incisive".

Il risultato sono dieci brani eterogenei ma legati da un linguaggio sonoro e lirico uniforme.

"CEDESI ATTIVITA’ ARTISTICA AVVIATA" TRACCIA DOPO TRACCIA
(La guida all’ascolto di Daniele Sarno)
1 - Cammina - Autoanalisi di fronte allo specchio del camerino, il "never give up", non mollare mai, contro ogni logica. Forse è il viaggio lo scopo ma non ci sono né mappe né navigatore. C’è una bussola che spesso bussa inascoltata, alcuni la chiamano cuore. C’è sempre un posto dove andare e non puoi fermarti prima.
2 - Mongolfiera - La filastrocca della vecchia mongolfiera col telo patchwork, il balloon della Musica che è stato rammendato mille volte, però ancora vola e sorvola tutto e tutti, orgogliosa e fiera di ogni cicatrice visibile e di tutte quelle invisibili. Nei cori si distingue la voce di mia figlia Emma, solo per questo è un capolavoro.
3 - Propaganda - "Propaganda" è una parola diretta che incute rispetto. Se si facesse lo sforzo di farla solo schioccare fra i denti, ci si renderebbe conto che è una parola meravigliosa, che contiene una propulsione che invita a fare e dare. Quando si fa propaganda, ci si mette la faccia portando in giro le proprie idee, qualsiasi esse siano. Solo una manciata di domande senza risposte...
4 - Abbastanza - Il distacco, quello consapevolmente scelto, è la delizia di pigrizia in cui affondi, con cui ti arrabbi, con cui giustifichi ogni cosa. Una canzone di disamore, senza scampo se non quello di attraversare il dolore dato e ricevuto ed espiare tutto per non provare più male.
5 - Cedesi attività artistica avviata - Una radice scoperta: mia madre che stende le lenzuola sul terrazzo e canta una nenia in dialetto romano. Lontano, il Terminillo innevato. Quando ho cominciato a scrivere il pezzo, mi sono domandato cosa avrei fatto di un brano così diverso dagli altri, a chi potevano interessare le paturnie di un canzonaio di insuccesso, sotto forma di canzone popolare. Sottovalutavo la forza di un brano folk e il periodo storico di serrande abbassate, di cartelli di attività chiuse lungo le vie. È come se avessi metabolizzato quel senso di fallimento e poi l’avessi ridisegnato attraverso i miei filtri. Saverio ne ha esaltato la dimensione agrodolce, col basso puntato come un tango, ma rimane ’na stornellata stupenda e a lieto fine. Quando ho appuntato sul taccuino "...ma non la cedi mai l’attivita..." sapevo che sarebbe diventata la title-track del disco.
6 - Una porta di gioia - Anni fa, uno di quei giorni d’estate quando c’è già la luna alta tonda un po’ eterea, ma ancora il sole non è tramontato. Una Emma piccola mi rotola vicino e mi fa: "guarda Babbo (è nata in Maremma, le è concesso chiamarmi Babbo) c’è la luna ripiena!". La luna ripiena! sono stupefatto ma voglio indagare: "...ma Emma, la luna ripiena di cosa?". "...oh Babbo (con la manina sul fianco) ma la luna è ripiena di sole!!". Rido, arriva Mattia, l’altro mio figlio, mi guarda... "che ridi? hai aperto una porta di gioia...". La gioia è qualcosa con cui da adulti perdiamo dimestichezza, non ci meravigliamo più tanto o comunque non in modo continuo e naturale come i bambini. Prendo il taccuino e mi appunto queste due frasi, conscio che prima o poi le utilizzerò in una canzone, che parlerà di loro, di stupore, di una porta che si apre piano per poi spalancarsi, perché è ora che rientri la luce e invada tutte le parti in ombra.
7 - Sono grande - In casa mia esisteva un rituale che solo mio padre, o un adulto convenzionato, poteva eseguire: il taglio a spicchi della mela a fine pasto. L’uso del coltello era qualcosa di demandato a anni futuri insondabili, quasi come guidare la macchina. Scrissi la canzone durante l’attesa di mio figlio Mattia nel 2003 e mantiene ancora intatta tutta l’emozione. In studio ha subito un piccolo restyling di struttura e lo special è scivolato in chiusura prima del solo. L’iperbole si chiude con l’ultima frase che racchiude il succo (di mela) di essere adulti.
8 - Le fate - Adoro i giochi di parole, quando sono utili ad un significato. Il secolo scorso ci ha proiettato in un mondo tecnologico, relegando le creature dei miti a superstizioni e favole, ma la magia, la spiritualità è qualcosa che ci appartiene e ci affascina più dei personal device che continuiamo a percepire estranei, esterni. Il palese omaggio ai Police non è solo musicale, ma anche per tematiche trattate.
9 - Battimuro - Quando ci si accorge di essere in un loop di gesti e modalità di comportamenti, dai quali non si riesce ad uscire, già si è cominciato ad evolversi. Questo impasse non ha sbocchi, se continui a trovare i giusti "però" per ogni cosa. La risoluzione, la vera rivoluzione è abbattere il muro o fermarsi e aggirarlo o semplicemente andarsene.
10 - Quadra - Ora di pranzo a Colle di Sellano (Perugia), Il TenPeopleTown studio è arroccato su una collina con altre tre case in tufo. Io sono appollaiato su uno sgabello e provo in cuffia un arpeggio complesso di una mia canzone, la preferita di un caro amico. Sono solo con il suono cristallino dello studio. Domani suono a Roma e così mi sto ripassando questo arpeggio... È il brano della solitudine, di quando passeggi a braccetto con la solitudine, quando nel caos più totale appare un senso, una logica, senza senso nè logica, ma qualcosa quadra. Sono sempre stato molto soddisfatto di come io abbia trasferito quella sensazione in una canzone. Il brano però non fa parte (ancora) della track-list dell’album. Comincio a sentire le note di un pianoforte e poi l’elettrica effettata con l’E-bow (un laser che la fa suonare come una tastiera), apro gli occhi e Saverio è al piano concentratissimo sulle mie dita e Piergiorgio, seduto in un angolo con la fender, ride di cuore... Finisco il brano e Saverio esclama: "...e questa?". "La stavo provando per il concerto di domani...". "No, questa la mettiamo nel disco, anzi questa è la chiusura!".

CREDITS
Produzione artistica: Piergiorgio Faraglia, Francesco Saverio Capo
Registrato da Piergiorgio Faraglia al Ten People Town Studio di Colle di Sellano, PG
e da Francesco Saverio Capo al Tiny Huts Studio, Roma.
Mixato da Mirko Cascio al Laptop Studio, Roma
Mastering Massimiliano Nevi Bitbazar, Roma.
Foto di copertina Nanni Rossetti
Grafica Daniele Sarno
Testi e musica Daniele Sarno
tranne Cammina, Propaganda, Sono grande di Sarno/Capo
Una porta di gioia, battitura di Sarno/Capo/Faraglia
Arrangiamenti di Francesco Saverio Capo
tranne Mongolfiera, Abbastanza, Quadra di Sarno/Capo/Faraglia/Manuri
Daniele Sarno: voce, cori, chitarra acustica
Piergiorgio Faraglia: chitarra elettrica, chitarra acustica
Francesco Saverio Capo: basso elettrico, chitarra elettrica, chitarra acustica, pianoforte, tastiere, rullante, percussioni, cori, programmazione, editing
Giosuè Manuri: batteria, percussioni
Andrea Di Pilla: tromba (02) (04) (05), flicorno (05), cori (09)
Vanda Rapisardi: cori (03)
Emma Sarno: cori (02)

CHI E’ DANIELE SARNO
Daniele Sarno è un cantautore romano attualmente residente a Grosseto.
Negli anni ’90 frequenta il "Locale" di vicolo del Fico, il tempio di quella che verrà chiamata "nuova scuola romana". In questo inconsapevole ateneo affina e personalizza il suo stile. In quel periodo scrive musica e testi per il teatro e si esibisce col suo gruppo ElicaZero, che annovera Fabio Rondanini alla batteria e Fabrizio Termignone al basso.
Nel 2001 collabora con Bungaro e firma il brano "Kanzi" per il primo album di Patrizia Laquidara, "Indirizzo portoghese". Dall’estate del 2004 comincia un’intensa attività live, ma è tre anni dopo che fonda la DanieleSarnoTriade con Fabrizio Termignone al basso e Dario Esposito alla batteria, per proporre nei club il nuovo repertorio inedito.
Nell’estate 2010 vince il "Fuorimetrica Festival" di Genova e con la "Fuorimetrica Eventi" gira il nord Italia nei club in trio acustico con Gabriele Paperini al contrabbasso e Roberto Gatti alle percussioni.
Nel 2011 ha proseguito i live in duo con lo stickista Lazarus Cappadona, promuovendo lo Stick (strumento ibrido a corde). Per la parte ritmica ha modificato un cajon suonandolo con i piedi. Ed il feetcajon è oggi una delle sue peculiarità. Nel 2012 prepara il "dasolotour" con l’ormai collaudato set: feetcajon, basso e chitarra.
Con Michele Scuffiotti è l’ideatore, a Grosseto, di edicolAcustica, una rassegna per dare spazio al ricco sottobosco della canzone d’autore maremmana e non.
Nel 2015 dà vita al progetto "smartsong": 9 canzoni inedite per 9 settimane, registrate con lo smartphone chitarra&voce e diffuse attraverso whatsapp, reclutando fan a cui inviare i brani solo attraverso il tam-tam dei social.
Dal 2016, porta in giro lo spettacolo "il racCanto (storie sparse di un canzonaio di insuccesso)", dove in ordine quasi cronologico esegue brani inediti e cover che hanno segnato la sua vita, racCantando anche le storie intorno alle canzoni del primo album "Cedesi attività artistica avviata".


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